| Scritto da Antonio Monaco (administrator),
19-01-2010 22:25
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Pubblicato in : Circoli, Segretario |
Il nostro Congresso è carico di straordinaria responsabilità. Si svolge dopo una sconfitta drammatica, e una vittoria delle destre che si affermano con grande consenso popolare. Un’indagine delle cause della nostra sconfitta va oltre questo stesso Congresso. Richiede l’analisi profonda del nostro rapporto con la società e con i mutamenti che la attraversano. Ma da subito siamo chiamati a dare le prime risposte, ad elaborare una proposta per la duplice sfida che abbiamo davanti: continuare nel percorso segnato da milioni di persone il 14 ottobre e contribuire alla ricostruzione del centro sinistra nel nostro paese. Abbiamo bisogno di un partito democratico, in cui la voce delle donne e degli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità conti davvero, dal circolo al congresso nazionale e in cui quella democrazia partecipativa che abbiamo indicato come uno dei nodi decisivi su cui fondare la politica viva non solo nei dibattiti, ma nel nostro agire quotidiano. Abbiamo bisogno di un partito aperto, in cui la sovranità piena degli iscritti sui destini del partito e le scelte da compiere, non delimiti uno spazio autosufficiente, separato dalla discussione con chi una tessera di partito non ce l’ha, ma che con noi si interroga sul futuro del centro sinistra. Auspichiamo che sulle ragioni della divisione verificatasi in seno al gruppo dirigente del Partito si sviluppi un confronto franco e leale, che ci porti ad un percorso realmente unitario, democratico e partecipato. L’impegno unitario non è dettato solo dalla gravità della situazione che viviamo e dalla necessità di farvi fronte. È una scelta di libertà, per un partito che sia capace di nominare fino in fondo i problemi, assumere con limpidezza le scelte da compiere, ricostruirsi come soggetto collettivo. Non presentiamo, dunque, questo documento con l’ambizione di scrivere “il programma” del Partito: invitiamo, invece, le iscritte e gli iscritti a contribuire, dai territori, ad emendare ed arricchire questo documento. A costruire, insieme, il progetto politico, il futuro del pd Ripartiamo insieme da quel partito reale, da quei milioni di italiani con e senza tessera, che hanno dato vita a questo sogno il 14 ottobre. ''L'idea nostra e' anche quella di iniziare un discorso di rinnovamento della politica - e speriamo, che questo rinnovamento venga portato avanti da un nuovo gruppo dirigente composto sia da giovani sia da amministratori locali sia da figure nuove, che comunque abbiano eta' compresa tra i 25 e i 45 anni. Questo non vuol dire scontro generazionale - prosegue - e sostituzione della vecchia classe dirigente con una nuova, ma significa che l'attuale classe dirigente deve aiutare i giovani a formarsi''. A sedici mesi dalla nascita del Partito Democratico ancora fatichiamo ad arricchire di contenuti il nostro progetto politico. Ma ancora una volta dobbiamo guardare alla nostra Costituzione: l’antifascismo e il rifiuto di ogni autoritarismo e totalitarismo, l’esaltazione delle libertà individuali intese come volontà della persona di decidere per sé quando questo non leda gli spazi altrui, la laicità intesa come la naturale convinzione che è la società in cui viviamo –con tutti i suoi colori- la prima destinataria delle nostre azioni e ad essa dobbiamo rendere conto, il diritto al lavoro che deve essere un buon lavoro che valorizzi meriti e capacità della persona, il principio di uguaglianza perché le diversità non siano alla base di differenziazioni e discriminazioni * Il radicamento è un tema fondamentale per la nascita del movimento giovanile. Il partito democratico in provincia di caserta non ha raggiunto gli obbiettivi sperati perché non ha mai lavorato per un effettivo radicamento sul territorio, è impensabile avere solo una sessantina di sezioni su un territorio comprensivo di 104 comuni, è ancora più impensabile che la città capoluogo non abbia ancora oggi un coordinatore. Noi quindi miriamo a costituire nel più breve tempo possibile il maggior numero di circoli territoriali premiando l’impegno di coloro che hanno manifestato una volontà incondizionata nel proporre iniziative spontanee per un ampio coinvolgimento * Scuola. Noi siamo per una scuola che possa dare a tutti le stesse opportunità premiando il merito, quindi bocciamo la riforma gelmini-brunetta che invece ha come scopo quello di distruggere la scuola pubblica, tagliando indistintamente i fondi a quest’ultima senza considerare le effettive realtà territoriali e i singoli bisogni. Non siamo d’accordo sulla copertura di 24 ore settimanali previste per ogni scuola, cioè quattro ore al giorno gestite da un solo insegnante. Il decreto recita :«Le esigenze dei genitori verranno tenute in considerazione scuola per scuola, sulla base del personale docente disponibile» è una bufala, dato che se non vengono stanziati fondi adeguati sarà impossibile per le gli istituti fornire risposte ai genitori: ci sarà “probabilmente il ritorno al vecchio doposcuola, cioè un servizio pagato dalle famiglie, altrimenti costrette a reclutare i nonni o le babysitter per coprire le ore pomeridiane”. Un altro rilievo tocca la riduzione dell’orario, che renderà impossibile “svolgere l’intero programma e trovare anche il tempo per insegnare l’inglese, l’informatica e l’educazione civica, che sembrano stare tanto a cuore alla Gelmini. Senza contare che, per queste discipline e magari anche per la musica, occorrerebbero insegnanti competenti, mentre le uniche figure specialistiche alle elementari sono i circa settemila insegnanti di religione, difficilmente coinvolti nei tagli. Da quasi dieci anni, le nuove leve sono formate per insegnare alcune materie e non altre. Se alla riforma della scuola non si aggiunge una modifica del corso di studi, i nostri bambini rischiano di diventare, a seconda degli studi compiuti dalla loro “maestra unica”, bravissimi in italiano, ma somari in matematica o viceversa”. * Università Nella legge 133/2008 all’articolo 66 comma 13 è prevista la riduzione del FFO. “In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1 lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n° 537, concerne il fondo per il finanziamento ordinario alle università, è ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro per l’anno 2013”. Questa manovra legislativa, prevedendo un taglio indistinto agli FFO, condurrà ad un aumento delle tasse nella SUN, così come deliberato dal Senato accademico, in data 28/10/2008. La nostra critica va a colpire l’attuazione generalizzata del metodo posto in essere, scevro da un’analisi preventiva ed individuale, presso ciascun ateneo, della gestione degli FFO. Noi, in qualità di studenti, chiediamo che sia effettuata una verifica in ogni ateneo, di modo che eventuali tagli, siano motivati e giustificati dall’uso errato di queste risorse. Nella legge 133/2008 all’articolo 66 comma 3, 5 e 7 si disciplina quello che sarà il “ turn over ”. Comma 3: “Per l’anno 2008 in ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.” Comma 5: “Per l’anno 2009 in ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.” Comma 7: “Per l’anno 2010 e 2011 in ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.” Anche in questo caso, il metodo utilizzato è lo stesso: indistinta riduzione delle unità del personale senza previa valutazione dell’esubero di esso presso ciascuna facoltà. La conseguenza è la penalizzazione delle facoltà nelle quali il personale, pur non essendo in esubero, verrebbe escluso, in ogni caso, dal ciclo lavorativo con evidenti ripercussioni sugli studenti che vedranno ridotte le loro possibilità di crescita e di usufruire di determinati servizi. I tagli irrazionali alle risorse umane, così come a quelle economiche, non rappresentano, di certo, la soluzione al deficit degli atenei italiani, alcuni dei quali, nonostante utilizzino queste risorse in modo palesemente errato, necessitano, comunque, di una migliore gestione organica ed economica studiata in modo specifico alle varie realtà. Nella legge 133/2008 all’articolo 16 comma 1 è prevista la trasformazione delle facoltà in fondazioni. Comma 1: “In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione è adottata dal senato accademico a maggioranza assoluta ed è approvata con decreto ministeriale dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.” Ci domandiamo a questo punto: la trasformazione delle università in fondazioni di diritto privato sarà compatibile con il nostro sistema sociale? Questa disposizione rappresenta davvero una possibile soluzione ai problemi prospettati dalla legge 133/2008? * Lavoro. Noi siamo convinti che nell’era della globalizzazione sia necessario un mercato del lavoro flessibile ma che però non si trasformi nel perenne precariato. Oggi molti giovani soffrono questo disagio che gli preclude la possibilità di mettere le basi per un futuro avendo loro preclusa la possibilità di pensare ad una famiglia. Fino ad oggi è possibile “affittare” chi lavora ad una impresa solo per un tempo determinato. Con l’attuazione della legge 30, un lavoratore potrà essere “affittato” anche con un contratto a tempo indeterminato. Sarà possibile lavorare 20 o 30 anni nella stessa azienda senza divenirne mai un dipendente. Viene tagliato in modo strutturale il legame tra il lavoratore e l’impresa in cui opera ed il sistema di tutele e diritti connesse a quella impresa. E ANCORA … La legge peggiora – sempre nel settore privato – le condizioni del lavoro part–time, nel seguente modo: PART-TIME Nel part-time orizzontale (prestazione con orario ridotto in tutti i giorni lavorativi), il datore di lavoro può chiedere l’aumento dell’orario di lavoro, senza il consenso del lavoratore. Nel part-time verticale (prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese o in determinati periodi dell’anno), l’impresa può richiedere, anche in questo caso senza il consenso di chi lavora, di cambiare le giornate o i periodi della prestazione lavorativa. Così, l’equilibrio scelto dal lavoratore (meno soldi per più tempo libero in periodi prefissati) salta a favore delle ragioni dell’impresa.
LE CONSEGUENZE DELLA LEGGE 30 il precariato ● non una scelta, ma quasi l’unica possibilità di lavoro per le nuove generazioni Il precario ● una persona in posizione di debolezza nella ricerca del lavoro e dentro l’impresa Il lavoro in azienda ● in un’impresa i dipendenti potranno essere regolati da 5-10 tipologie di lavoro molto diverse l’una dall’altra. Sarà più difficile trovare le ragioni della solidarietà e sarà più difficile organizzarsi collettivamente a difesa dei propri diritti
Il segretario Provinciale Marco Villano
Ultimo aggiornamento: 21-02-2010 08:38
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